domenica 29 gennaio 2012

Sondaggio LORIEN: CSX +8,1%, crolla il PDL

Lorien ha realizzato un sondaggio politico, le variazioni si riferiscono al sondaggio pubblicato da noi il 25 dicembre.

Lorien si allinea dopo tanti mesi agli altri sondaggisti, col CSX in testa dell'8,1%, contro il precedente 1,6%.
Il PDL sarebbe superato dal PD nel ruolo di primo partoto e tonferebbe di ben 3 punti percentuali. Pure la LN scenderebbe sotto il 10%.
Nel CSX il PD raccoglierebbe un buon 28%, IDV sopra al 7%, mentre SEL verrebbe data solo al 5,5%.
Polo della Nazione piuttosto consistente, nonostante sia in leggero calo, con l'accoppiata UCD-API prossima al 10%, e FLI modesta al 3%.
L'M5S resterebbe sopra la soglia del 4%, ma nel periodo e' data in calo.
Da notare che al sondaggio si schierano per il NON VOTO ben il 18,4% e NON SA/ NON RISPONDE ben il 24,9%.



Autore: Lorien Consulting
Data Rilevamento: 16/17 Gennaio 2012
CENTRODESTRA: 36,3% (-1,9%)
- POPOLO DELLA LIBERTA': 24,7% (-2,9%)
LEGA NORD:  9,4% (-1,2%)
LA DESTRA: 0,8% (Non rilevata)
Altri CDX: 1,4% (Non rilevati)

CENTROSINISTRA: 44,4% (+4,6%)
- PARTITO DEMOCRATICO: 28,1% (+1,2%)
ITALIA DEI VALORI: 7,4% (+1,1%)
- SINISTRA, ECOLOGIA E LIBERTA': 5,5% (+0,4%)
- FEDERAZIONE DELLE SINISTRE: 1,7% (+0,2%)
- Altri CSX: 1,7% (Non rilevati)
POLO DELLA NAZIONE: 14,2% (-0,2%)
- UNIONE DI CENTRO: 7,9% (+0,4%)
FUTURO E LIBERTA' PER L'ITALIA: 3,2% (-0,9%)
ALLEANZA PER L'ITALIA: 1,9% (+0,3%)
MOVIMENTO PER LE AUTONOMIE: 1,2% (Inv.)

MOVIMENTO 5 STELLE: 4,3% (-0,8%)
ALTRI: 0,8% (-1,6%)

sabato 28 gennaio 2012

La Nuova Grande Depressione. Prove Tecniche di Caos. Si mangia condito con sangue e sudore.

Giuseppe Sandro Mela
 Fotografia tratta da "Il Corriere della Sera", 25 gennaio 2012
  
                      E intanto c’é già scappato un morto…

                        Cari Lettori,
                        Quanto sta accadendo é sotto gli occhi di tutti. Certo, non tutte le zone hanno subito ripercussioni dello sciopero (serrata?) degli autotrasportatori, ma i media ci tengono costantemente informati.
                        A Napoli le poche autocisterne che dovrebbero rifornire i distributori viaggiano accompagnate dalle Forze dell’Ordine.
                        A Roma tafferugli: ovunque si segnalano aggressioni e feriti. C’é stato anche un assassinato.
                        In molte zone i supermercati ed i negozi di ortofrutticoli hanno i banconi semivuoti. i coltivatori stanno buttando via raccolti invenduti perché non trasportati. E’ subito comparso un mercato nero. C’é stata una corsa all’accaparramento.
                        Se non ci fossero gli autotrasportatori abusivi i rifornimenti in molte zone non sarebbero arrivati. Ma i consumatori non sembrerebbero essersi poi impietositi più di tanto se mangiavano condito con il sangue ed il sudore di persone iper-sfruttate ed abusive. Ma non li hanno nemmeno ringraziati. Finché non capiterà anche a loro non lo capiranno. Allora strilleranno come aquilotti: ingiustizia! ingiustizia! Abbiamo i nostri diritti!!
                        Quando fa comodo, allora l’illegale e lo sfruttamento sono cose benedette, sante e giustificate. Diciamolo pure, anche frodare il fisco.
                        Gli stabilimenti della Fiat hanno dovuto chiudere i battenti. Lascio contare a Voi l’entità dei danni subiti dalle Società produttrici, specie manifatturiere.
                        Per chi volesse controllare quanto è stato detto, in calce al post sono riportati gli articoli comparsi oggi 25 gennaio sul solo Corriere della Sera. Ho scelto questa testata perché è la più diffusa a livello nazionale ed usualmente è considerata essere ragionevolmente attendibile.

E tutto questo per uno scioperucchio oggettivamente settoriale,
articolato su una piccola porzione del territorio nazionale.

                        Adesso figuratVi cosa potrebbe succedere se il blocco dei carburanti perdurasse. Oppure se una banca chiudesse gli sportelli. Oppure se il prezzo del gasolio triplicasse: non dimentichiamoci che Petroplus è giusto ieri fallita per 2.1 mld euro. Oppure… Oppure…

                        Mi rivolge adesso ai Lettori, anche a quelli che mi hanno accusato, e mi accusano, di essere un catastrofista, solo perché mi guardo attorno e constato quanto sta succedendo. Come se le cose me le inventassi. Ho forse le travvegole?
                        Taluni hanno il vezzo di ridicolizzarmi perché parlo di giustizia e di verità. Qualcuno mi ha dato l’etichetta di “mistico dogmatico”. Ma se foste stati coinvolti Voi, sì, proprio Voi e la Vostra Famiglia, in prima persona, non Vi lamenterste forse delle ingiustizie subite? Vi sembra ancora così pateticamente ridicolo che qualcuno si ostini a dire che senza giustizia non si costruisce nulla?
                        Di cosa abbiamo bisogno per capire cosa sta succedendo?
                        Cosa ci crediamo: che tocchi solo ai dipendenti Fiat di restare a casa? Che a noi mai possa succedere di perdere il posto di lavoro o di finire in cassa integrazione? Oppure di morire morti ammazzati durante un taferuglio?
                         Sarei davvero interessato a sentire il Vostro parere.

2012-01-25. Corriere della Sera. Quei 2.000 Tir dell’Est che dimezzano i prezzi.
2012-01-25. Corriere della Sera. Protesta dei pescatori, scontri a Roma.
2012-01-25. Corriere della Sera. Protesta dei pescatori, scontri a Roma. Fotografie.
2012-01-25. Corriere della Sera. Ogni giorno buttate 50 tonnellate di merci.
2012-01-25. Corriere della Sera. Ma l’illegalità è intollerabile.
2012-01-25. Corriere della Sera. Gdf, mille dipendenti con doppio lavoro
2012-01-25. Corriere della Sera. Tir, manca benzina: Cassino ferma scuolabus. E il prefetto di Roma vieta i blocchi ai caselli.

gsm

giovedì 26 gennaio 2012

L'Italia delle Tasse: perche' l'economia va male


Sulle Tasse, spesso sento: "l'Italia ha tasse minori della Svezia, ma ha evasione minore".
Inanzitutto si confonde "la pressione fiscale globale con il livello di tassazione sulle imprese", che sono 2 indicatori del tutto diversi.
Le imprese italiane sono le più tartassare in Europa per carico fiscale. I contribuenti italiani pagano 54 miliardi di euro di maggiori imposte rispetto alla media europea, un carico tributario superiore di 3,5 punti del Pil".


Ora arriva a supporto di questa tesi lo studio "Paying Taxes 2011" , realizzato dalla Banca mondiale in collaborazione con lo studio PricewoterhouseCooper. L'Italia risulta al primo posto nell'Unione europea per le tasse sulle imprese.

Secondo l'analisi il carico fiscale sulle nostre imprese e' al 68,6% del complesso delle tasse nazionali, locali e dei contributi sociali, contro il 65,8% della Francia, il 56,5% della Spagna, il 48,2% della Germania e il 21,1% del Lussemburgo che e' il paese col minor carico fiscale in Europa.
La media europea e' del 44,2% e quella mondiale del 47,8%. L'Italia inoltre su 183 paesi complessivamente esaminati, risulta tra quelli in cui e' più pesante il carico del previelo delle imprese, specie riguardo alle tasse sul lavoro che pesano per il 64% del tasso complessivo del 68,6%.


In conclusione, le imprese italiane hanno un carico fiscale del 20/25% maggiore della media UE e mondiale. Cio' significa che:
a) Maggiore evasione
b) Fuga all'estero di produzione e capitali
c) Per chi resta in Italia e non evade, per sopravvivere, e' necessaria un'elevatissima efficienza e produttivita'
d) Minori investimenti
e) Minore crescita economica e benessere

La strada maestra per la ripresa dell'economia italiana, risiede nell'abbattimento della pressione fiscale per le imprese.
Lo strumento migliore per ridurre l'evasione fiscale e' la riduzione del carico fiscale sulle imprese, e contestualmente lo spendere bene i soldi pubblici dando servizi di qualita' corrispondente: solo uno Stato che e' serio e fa la sua parte, ha l'autorevolezza per chiedere e pretendere dai contribuenti serieta' e rigore.


GPG Imperatrice 

mercoledì 25 gennaio 2012

Cambio di VP, possibilità reale o solita pippa mentale europea?

Da mesi sui media si parla di un avvicendamento alla vice-presidenza degli Stati Uniti. Il vicepresidente uscente Joe Biden non è particolarmente popolare e la sua attitudine alle gaffes lo rende un facile bersaglio della propaganda repubblicana. Per rilanciare il ticket democratico indi serve un cambio di vice, si dice. E chi meglio di Hillary Clinton per provare a risalire la china? Le cose non stanno esattamente così. In primis mettiamo i puntini sulle "i". Sostanzialmente ogni volta che un presidente uscente cerca la conferma si parla di una sostituzione del vice, ma poi non succede mai. In passato pure vicepresidenti imbarazzanti come e più di Biden, ad esempio Dan Quayle, sono stati confermati nel ticket. Certo voci di sostituzione hanno toccato tutti i vicepresidenti uscenti. In tempi recenti è toccato a Spiro Agnew, ad Al Gore, a Dan Quayle, a Walter Mondale, a Richard Nixon, a Bush senior e perfino a Dick Cheney esser vittime di voci che ne volevano la sostituzione in corsa. Ma mai è avvenuto. Non che la cosa non sia mai avvenuta, ma l'ultima volta che s'è assistito al licenziamento del vicepresidente è talmente remota da non essere ricordata. E quella volta non fu nemmeno per volontà del presidente, ma del partito, o meglio di una parte del partito che alla convention votò per un candidato differente dal presidente uscente. Correva l'anno 1944 e Franklin Delano Roosvelt si accingeva a chiedere il suo quarto ed ultimo mandato, mandato che non avrebbe nemmeno portato a termine. All'epoca i democratici del sud, ferventi segregazionisti mal tolleravano le politiche dell'amministrazione Roosvelt in quanto a loro dire troppo vicine alle istanze della comunità afroamericana. In realtà sulla questione della segregazione Roosvelt aveva sempre avuto un atteggiamento quantomeno ambiguo. Al nord i programmi di assistenza sociale promossi dall'amministrazione democratica effettivamente andavano a favore anche della comunità afroamericana che infatti nel 1936 abbandonò per la prima volta il partito repubblicano, al contempo però Roosvelt chiudeva occhi ed orecchie sulla segregazione al sud e sulle "leggi di Jim Crow" (1) varate dalle amministrazioni democratiche che de facto impedivano l'esercizio del diritto di voto alla larga maggioranza degli afroamericani negli stati del sud. Più che Roosvelt, che sulla faccenda della segregazione era sostanzialmente connivente, comunque le vere bestie nere dei segregazionisti erano la first lady Eleanor e il vice-presidente Henry Wallace. I democratici segregazionisti del sud all'epoca erano ancora i soci di maggioranza del partito democratico e nel 1944 fecero valere la loro forza. Non potendo chiedere a Roosvelt di scaricare la moglie Eleanor, i democratici del sud si concentrarono sull'obiettivo di mandare a casa Henry Wallace, e vi riuscirono. Alla convention democratica del 1944 Roosvelt venne facilmente ricandidato ottenendo il 93% dei voti dei delegati, ma Wallace venne clamorosamente trombato. Nella votazione per il vicepresidente Wallace venne battuto a sorpresa dal senatore del Missouri Harry Truman, uomo del sud con un passato nel Ku Klux Klan e ritenuto vicino ai segregazionisti. L'ultima sostituzione insomma è stata frutto di una faida interna al partito democratico e non di una volontà del presidente. E' avviso del sottoscritto, e non solo, che al 99,9% Joe Biden sarà ancora il compagno di corsa di Barack Obama. Dopo aver specificato che l'evento della sostituzione di un vice in corsa non si verifica da ormai quasi 70 anni parliamo proprio di Hillary Clinton. L'ex first lady è la donna che più di tutte è arrivata vicina alla nomination. Con 21 stati vinti e il 48% del voto popolare conquistato Hillary Clinton ha ottenuto un risultato che mai nessuna donna era riuscita neppure ad avvicinare. Come sappiamo però, non le è bastato per diventare la prima donna a conquistare la nomination per uno dei maggiori partiti. Perchè però non scegliere proprio lei per formare quello che all'epoca era chiamato il "Dream Ticket"? Anzi, peggio ancora, perché Caroline Kennedy non ha neppure incluso il nome di Hillary Clinton nella lista finale dei sette potenziali vice che stilò per conto di Obama nell'estate del 2008?  Di mio credo che i motivi dell'esclusione di Hillary Clinton dal ticket nel 2008 e che impediscono una sua nomina anche nel 2012 siano i seguenti


1-La campagna elettorale tra Barack Obama e Hillary Clinton ha spesso avuto toni accesi quando non violenti. I collegamenti di Obama con personaggi dubbi quali il malfamato palazzinaro di Chicago Tony Rezko, il controverso attivista pacifista Bill Ayers e il reverendo estremista Jeremiah Wright non sono invenzioni di John McCain e Sarah Palin, ma sono farina del sacco della premiata ditta Billary. Fu proprio la campagna di Hillary a portare alla luce dell'opinione pubblica le connessioni di Obama con questi personaggi. Tra Obama e Hillary i rapporti si sa, non sono per nulla buoni, e un ticket insieme sarebbe un boomerang proprio per la forte acredine fra i due. Un'acredine che i repubblicani non mancherebbero di usare come arma di propaganda


2-La famiglia Clinton è piena zeppa di scheletri nell'armadio, probabilmente i Clinton hanno più scheletri nel loro armadio di Obama e Romney messi insieme. La notizia ha avuto poco risalto in Europa, ma la nomina di Hillary Clinton al dipartimento di stato aveva rischiato di saltare. Il senato stava clamorosamente per bocciare l'ex first lady come ministro degli esteri nel gennaio 2009.  Il nodo gordiano era la lista dei finanziatori della biblioteca presidenziale di Bill che la famiglia Clinton rifiutava ostinatamente di rendere pubblica. Alla fine per il bene del potere di cui sono tremendamente assetati i Clinton si sono decisi a dare alla commissione esteri del senato la lista scottante. Per dire, mancava poco che Hillary non ottenesse la poltrona promessa da Obama nell'estate 2008 quando i due litiganti contrattarono la tregua, e non per indisponibilità di Obama, ma proprio per i numerosi scheletri nell'armadio degli stessi coniugi Clinton. Se Hillary Clinton entrasse nel ticket democratico, poco ma sicuro, tutti i punti oscuri della famiglia Clinton tornerebbero immediatamente a galla. Non fatevi ingannare dai tassi d'approvazione della signora Clinton, l'ex first lady ricopre un ruolo mai come oggi defilato e fuori dai riflettori, qualora però la Clinton tornasse sotto la luce dei riflettori beh, aspettatevi di vedere la popolarità della ex first lady tornare nei low-40s come all'epoca dello scontro all'ultimo sangue con Obama e di vedere i mastini di Murdoch spiattellare ai quattro venti ogni minimo sgarro della premiata ditta Bill&Hill.


3-Ma chi glielo fa fare a Hillary di mollare la poltrona di ministro degli esteri, la poltrona più importante dell'esecutivo statunitense, per fare la numero 2 di Obama? Ma chi glielo fa fare di mollare un ruolo potentissimo da cui dirige la politica estera della maggior potenza mondiale, per andare a fare la candidata vice di Obama? Chi parla di un avvicendamento Clinton-Biden forse non ha ben presente quale sia il ruolo del vice-presidente degli Stati Uniti. Il vice-presidente degli Stati Uniti, in sostanza, non conta un emerito cazzo. Il vicepresidente degli Stati Uniti non ha alcun potere reale. De iure il vicepresidente è il presidente del senato, ma de facto non presenzia praticamente mai alle sedute del Campidoglio e il ruolo di presidente dell'assemblea è esercitato dal presidente pro tempore, ovvero il senatore più anziano del partito di maggioranza. L'unico potere reale che ha il vice-presidente degli Stati Uniti è quello di spezzare un pareggio al senato. Qualora una votazione al Campidoglio finisca in parità allora tocca al vicepresidente dare il voto decisivo. Questo è l'unico caso in cui il vice-presidente degli Stati Uniti conta qualcosa. Per il resto l'unico ruolo del vice-presidente è stare fermo e aspettare che l'inquilino della Casa Bianca tiri le cuoia o si dimetta per prenderne il posto. Fine dei compiti del vice-presidente degli Stati Uniti. Ora, me lo dite chi glielo fa fare a Hillary Clinton, una donna assetata di potere quanto un vampiro di sangue umano, di mollare quella che è de facto la poltrona più importante negli USA dopo quella del presidente per fare il vice-presidente e sedersi in un cantuccio a pregare perché a Obama venga un coccolone onde rimpiazzarlo? Va bene, ok, Dick Cheney in effetti è stato forse più potente dello stesso Bush, anzi togliamo il forse che è meglio, ma parliamo dell'eccezione che fa la regola. Il vice-presidente negli USA non conta praticamente nulla, il segretario di stato invece conta, e parecchio. Spiegatemi ora chi glielo fa fare alla Clinton di mollare una poltrona del genere per fare la copia di back-up di Obama.


4-Proprio per i motivi di cui sopra, spesso come candidato vice viene scelto un personaggio poco carismatico o poco conosciuto che passi abbastanza inosservato. Certo, la carta del vice può servire a coprire delle lacune del candidato presidente come una scarsa esperienza in una determinata materia, come un posizionamento politico troppo radicale o troppo moderato, o può essere usato per ottenere qualche swing state importante o attirare qualche blocco elettorale particolare, ma in genere il candidato vice-presidente durante la campagna elettorale non se lo fila praticamente nessuno e Sarah Palin è solo l'eccezione che conferma la regola. Un candidato presidente di solito cerca qualcuno che non gli faccia ombra oppure qualcuno che secondo lui possa rappresentare il futuro del partito e possa eventualmente prendere in mano il paese scaduti i due mandati. Hillary Clinton non corrisponde ne all'una ne all'altra esigenza. Una candidata come Hillary sicuramente metterebbe in ombra Barack Obama, e Hillary Clinton molto difficilmente (non impossibile per carità) potrebbe essere candidata nel 2016 quando avrà quasi 70 anni.


Per tutti i motivi elencati quindi la questione di un cambiamento di vice da parte di Barack Obama, e in particolar modo dell'ascesa di Hillary Clinton alla posizione di numero 2 del ticket democratico è solo la classica pippa mentale europea. Le possibilità che Biden venga defenstrato sono scarsissime e ancora più scarse le possibilità che Hillary Clinton vada a salvare Obama. Perché se ciò accadesse sarebbe anche un segnale che la nave sta affondando, e chi glielo fa fare ad Hillary di gettare il salvagente a colui che le ha rubato l'ambizione di una vita?


Giovanni


(1) Si lo so, è strano ma vero ma il partito democratico un tempo era il partito della segregazione per antonomasia. Avremo tempo di riprendere l'argomento più avanti e di analizzare meglio questo curioso snodo della storia che ha portato il partito democratico dall'essere il partito della segregazione per antonomasia all'essere il partito di riferimento della comunità afroamericana

La Nuova Grande Depressione. 01. Oggi. Demografia.

Giuseppe Sandro Mela
600px Poor mother and children California 1936 by Dorothea Lange1 La Nuova Grande Depressione. 01. Oggi. Demografia.
Famiglia californiana durante la Grande depressione. (Fonte: Wikipedia).

  
                Questo é il primo di una serie di post, collegati ed omogenei, dedicati all’analisi della Nuova Grande Depressione cui sta progressivamente andando incontro il mondo occidentale. Ogni post tratterà uno specifico aspetto di questo variegato e complesso fenomeno. La finalità di questi post è quella di fornire i dati di base e di stimolare una discussione ed approfondimento di queste tematiche.

                Introduzione.
                Il concetto di depressione è intimamente legato a quello di ricchezza di una nazione, che è estremamente articolato e complesso. Risulta quindi semplicemente impossibile esprimerlo con un unico indice che ne riassuma tutte le possibili caratteristiche. Inoltre, ogni indice può essere calcolato ed espresso seguendo metodologie differenti, di per sé stesse tutte valide, ma che conducono inevitabilmente a risultati numerici differenti.
                E’ quindi evidente che nell’uso di questi indici é di fondamentale importanza riportare la metodologia di acquisizione e le modalità espressive. Queste definizioni sono frequentemente omesse oppure date per scontate: il risultato finale é una grande confusione generata dall’indeterminatezza dei termini usati. A ciò si aggiunga che non é lecito usare simultaneamente indici relativi alla stessa materia ma calcolati in modo differente all’interno dello stesso discorso, errore davvero molto frequente.
                Tuttavia, se si accetta di affrontare un discorso prettamente divulgativo e non rigorosamente scientifico, talune imprecisioni – che costituirebbero severo errore metodologico in sede tecnica -consentono di condurre l’esposizione in modo più facilmente intuitivo. Si cerca, in altri termini, di dare il concetto di base, tralasciando tutti i preziosismi formali. Inoltre, trattando fenomeni di dimensione macroscopica, un ragionevole grado di arrotondamento consente di rendere tutta la costruzione espositiva decisamente più leggera.
                Di conseguenza, non me ne vogliano gli amici economisti se nel corso di questi post useremo un linguaggio più conviviale che tecnico: l’obiettivo é cercare di spiegare all’uomo della strada cosa grosso modo rappresentano i termini che sente con sempre maggiore frequenza, e quanto questi termini influiscono sulla sua vita quotidiana.
                La gente comune, i non addetti ai lavori, pongono domande semplici: quanto guadagno, quanto devo spendere per vivere, dove posso collocare in modo sicuro i miei risparmi, come posso garantire la mia Famiglia dagli insulti dell’alterna sorte, e garantire ai miei figli un futuro ragionevole. Come si vede, la semplicità espositiva diventa obbligatoria: sarebbe perfettamente inutile e tedioso far gran discorsi tecnici in una sede così inopportuna.
                Quasi di norma, la demografia non viene presa in considerazione dagli economisti. I motivi sono semplici. Essi sono focalizzati quasi invariabilmente sul presente o sul brevissimo termine, quasi come i politici cui molto assomigliano, mentre la demografia incide sulla vita della collettività con il ritmo dei tempi biologici, ovvero, decenni. La demografia non ammette sofismi. La mancata o sottovalutata comprensione di quanto il futuro della nostra prole sia condizionato da comportamenti attuali, che incidono però pesantemente sul lungo termine, dovrebbe farci soffermare su questo particolare problema. Sarebbe inutile parlare di problemi economici di una popolazione che è sulla via dell’estinzione, triste caratteristica dell’Occidente.

                § 1. Demografia Italiana.
                La prima ricchezza di una Nazione è costituita dalla sua popolazione. Di seguito si riportano i più recenti dati forniti dall’Istat sull’Italia.



REGIONI
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE

Popolazione residente
al 31/12/2010
Maschi
Femmine
Totale
Piemonte
    2,158.4
    2,298.9
    4,457.3
Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste
         62.8
         65.4
       128.2
Lombardia
    4,844.5
    5,073.2
    9,917.7
Liguria
       767.9
       848.9
    1,616.8
Trentino-Alto Adige/Südtirol
       509.4
       527.7
    1,037.1
Bolzano/Bozen
      250.7
      257.0
      507.7
Trento
      258.7
      270.7
      529.5
Veneto
    2,413.9
    2,524.0
    4,937.9
Friuli-Venezia Giulia
       598.1
       637.7
    1,235.8
Emilia-Romagna
    2,151.1
    2,281.3
    4,432.4
Toscana
    1,805.1
    1,944.7
    3,749.8
Umbria
       436.3
       470.2
       906.5
Marche
       759.4
       805.9
    1,565.3
Lazio
    2,754.3
    2,974.4
    5,728.7
Abruzzo
       652.3
       690.1
    1,342.4
Molise
       155.7
       164.1
       319.8
Campania
    2,829.2
    3,004.9
    5,834.1
Puglia
    1,984.3
    2,106.9
    4,091.3
Basilicata
       287.6
       299.9
       587.5
Calabria
       980.1
    1,031.3
    2,011.4
Sicilia
    2,441.6
    2,609.5
    5,051.1
Sardegna
       821.2
       854.2
    1,675.4
       
Nord-ovest
    7,833.7
    8,286.4
  16,120.1
Nord-est
    5,672.5
    5,970.6
  11,643.2
Centro
    5,755.1
    6,195.2
  11,950.3
Centro-Nord
  19,261.3
  20,452.3
  39,713.6
Mezzogiorno
  10,152.0
  10,760.9
  20,912.9
Italia
  29,413.3
  31,213.2
  60,626.4
       


                 I maschi hanno una speranza di vita alla nascita di 78.8 e le femmine di 84.1 anni, speranza che incrementa lentamente nel tempo. Il tasso di fecondità, ossia il numero medio di figli per donna, é passato dall’1.27 nel 2002 all’1.41 nel 2009: ciò significa che la popolazione è destinata a decrescere nel tempo per carenza di proliferazione, anche se il fenomeno parrebbe in regresso. La portata di questo fenomeno é numericamente ancora poco evidente perché a fronte di una contrazione delle nascite si assiste ad un prolungamento dell’età media. Gli stranieri residenti in Italia erano a tutto il 2009 il 7% della popolazione.
                Di maggiore interesse é però la seguente Tabella che riporta la popolazione per classi di età al 31 dicembre 2011, ricavata da quella Istat per classi annuali:

Classe
Maschi
Femmine
M + F
       
Età 00 – 15
4,667,511
4,408,113
9,075,624
Età 15 – 24
2,823,246
2,683,585
5,506,831
Età 15 – 65
19,839,520
20,004,643
39,844,163
Età 65 – 99
4,906,243
6,800,412
11,706,655

                Si noti come la popolazione attesa sotto i 16 anni, calcolata sulla base della frequenza della classe 15-24, dovrebbe essere 9 * 5,506,831.00 / 16 = 9,789,921.78, ossia sono nate 714,297.78 persone meno dell’atteso.
                
Sulla scorta della Tabella Istat (espressa anno per anno) è possibile calcolare la previsione futura (arrotondata per eccesso, perché non considera gli eventuali decessi): 
 
Età 18-65
Età >65
 
Maschi
Femmine
Tot
Maschi
Femmine
Tot
2011
19,245,585
19,444,388
38,689,973
5,190,942
7,110,595
12,301,537
2021
18,600,614
18,391,836
36,992,450
8,341,488
10,497,312
18,838,800
2030
16,658,154
16,187,238
32,845,392
9,007,852
10,904,065
19,911,917
                
Come si constata, nell’arco di tempo che va dal 2012 al 2030 la popolazione in età lavorativa perderà 2,587,431 maschi, 3,257,150 femmine, ossia 5,844,581persone in totale. Nel contempo, il numero di persone in età superiore ai 65 anni passerà dai 12,301,537 di fine 2011 ai 19,911,917 del 2030. Il rapporto tra persone in età lavorativa contro quelli in età pensionabile scenderà dal 3.15 del 2011 all’1.65 del 2030.

                § 2. Considerazioni.
                1. I dati riportati differiscono dalle proiezioni Istat perché queste ultime considerano un flusso costante e sostanzioso di immigrazione, mentre questi conti si riferiscono alla sola popolazione autoctona. Non abbiamo riportato l’eventuale apporto di flussi immigratori per molte ragioni. Sembrerebbe infatti del tutto inverosimile che un paese in depressione possa richiamare ed assorbire fenomeni immigratori, specie considerando che la depressione si associa invariabilmente ad un aumento del tasso di disoccupazione ed a diminuita possibilità di erogare sussidi. Sono infatti molti i Governi che stanno ripensando le politiche immigratorie.
                2. Se è vero che un decremento della popolazione in età attiva potrebbe diminuire il tasso di disoccupazione, è altrettanto vero che la diminuita concentrazione attivi/pensionati, dal 3.15 attuale all’1.65 del 2030 raddoppierà sui primi gli oneri di mantenimento dei secondi.
                3. Ad un calo percentuale del 15% della popolazione in età lavorativa dovrebbe corrispondere un proporzionale calo del Pil, a produttività costante.
                4. La depressione economica unita alla recessione demografica costituisce storicamente una forte concausa peggiorativa, sia in termini economici sia in termini demografici. Conseguentemente, il quadro posteriore al 2020 dovrebbe essere visto ulteriormente peggiore: questi fattori non stimolano la ripresa della grande industria.
                5. Si tenga presente che il quadro potrebbe risultare anche profondamente variato da fattori non demografici. Ci riferiamo in particolare al problema degli over 65. La diminuzione delle risorse statali e delle famiglie – sia economiche sia di numero di persone disponibili – obbligherà a ridurre quantità e qualità dell’assistenza sanitaria, specie lungo-degenziale. Ne conseguirebbe quindi una riduzione quantitativa e qualitativa dell’assistenza medica erogata agli anziani, con conseguente diminuzione dell’attesa di vita in quella classe. A ciò si aggiunga anche la tendenza in via di sviluppo del concetto di legare l’eutanasia non solo alla qualità di vita ma anche alla produttività economica.
                6. Un altro fenomeno verosimile sarà costituito a tempi brevi dall’abbassamento del tasso di fecondità, tipicamente legato alla depressione economica. Gli effetti di questo fenomeno dovrebbe evidenziarsi dopo il 2030, ma andranno a deprimere ulteriormente i processi demografici, ostacolandone non poco la ripresa.
                7. La riduzione del 15% della popolazione in età attiva non porterà soltanto ad una diminuzione del Pil per carenza di persone produttive, ma anche ad una analoga riduzione dei consumi interni tipici di tale fascia di età.
                8. Un dato molto allarmante, specie se valutato nell’ambito di una grande crisi demografica, é quello della sanità mentale della popolazione, che risulta essere affetta da circa un 38% di gravi forme psichiatriche, fonti di ulteriori riduzioni funzionale della popolazione attiva.
                9. I precedenti storici di gravi depressioni associate ad altrettanto severe contrazioni demografiche evidenziano una velocità di ripresa consistentemente più lenta rispetto alle depressioni economiche non associate alle contrazioni demografiche.

                § 3. Conclusioni.
                Il motivo per cui la demografia assume una particolarissima importanza risiede nel fatto che i tempi biologici per formare una nuova generazione si aggirano dai diciotto (diplomati) ai venticinque (laureati) anni. Questi tempi non sono comprimibili. Sarebbe davvero miope sottovalutare questo problema per il solo fatto che i suoi effetti si evidenziano nella loro drammaticità a distanza di lungo tempo.

                Post precedenti utili per comprendere la problematica.

                Trattati di utile lettura per inquadrare la problematica.
Greenspan A. The age of Turbulence. Penguin Press. New York. 2007
Heather P. The Fall of the Roman Empire: A New History of Rome and the Barbarians. Oxford University Press, USA. 2005
Reinhart CM & Rogoff KS. This Time Is Different: Eight Centuries of Financial Folly. Princeton University Press. 2009
Roubini R & Mihm S. Crisis Economics. A Crash Course in the Future of Finance. Penguin Press. New York. 2010.
2009
Schmidt-Glintzer H. China – Vielvölkerreich und Einheitsstaat. Verlag C.H. Beck oHG, Münken. 1997
Spengler O. Il Tramonto dell’Occidente. Longanesi. 1957.
                  


Nota. 
Questo post é il primo di una serie articolata per argomenti sulla Nuova Grande Depressione.
 
- La Nuova Grande Depressione. 01. Oggi. Demografia.
- La Nuova Grande Depressione. 02. Oggi. Pil e Ricchezza delle Famiglie.
- La Nuova Grande Depressione. 03. Oggi. Il Debito Sovrano ed Aggregato.
- La Nuova Grande Depressione. 04. Oggi. Occupazione e Lavoro.

gsm

Nessuno stato può Costringere un Individuo a Produrre Ricchezza


NdAND: ho sempre pensato di scrivere un articolo del genere, poi ho sempre desistito, un po' per pigrizia, un po' perchè non è il mio campo.
Per fortuna oggi è arrivato Funny a togliere le castagne dal fuoco e ha fatto il lavoro per me. Buona lettura.


Stampatevi questo concetto nella mente: 

Nessuno Stato può costringere un individuo a produrre ricchezza. Solo l’individuo può decidere di farlo se le condizioni sembrano giuste per se stesso.  
Vi piaccia o no questa è la nostra natura .
Lo Stato, può mandare i carabinieri, i finanzieri e persino i carri armati. Lo stato può confiscare, imprigionare persino torturare. Ma, mai, mai e poi mai potrà costringere un individuo a fare del suo meglio per produrre ricchezza. E’ questo il vero motivo che ha distrutto ogni tentativo di regime comunista, niente altro.
L’essenza di quello che sta accadendo in Italia  è proprio questo. Ci sono categorie di produttori di ricchezza netta che hanno deciso che non vale più la pena di continuare. Non ci stanno più dentro, troppi rischi e poco (o niente) da guadagnare. Alcuni si fermano altri se hanno la forza (i camion) protestano come possono.
Dall’altra parte una pletora di parassiti impazziti, media mainstream in testa, che addita i manifestanti come mafiosi, affamatori (loro), assassini e cialtroni.
Per inciso, vorrei segnalarvi che qui  in Genova i pescatori hanno smesso di uscire in mare e di rifornire i grossisti. Il motivo: troppe tasse e regolamenti (che altro!).
L’ Italia non andrà in bancarotta per questioni legate all’incapacità dello stato nel farsi pagare le tasse, si può dire tutto di Befera ma non che faccia il suo sporco lavoro dannatamente bene, almeno dal punto di vista dei parassiti.In realtà la questione degli evasori fiscali e degli speculatori è una barzelletta. L’Italia andrà in bancarotta perchè chi produce ricchezza netta, ovvero non sussidiata dallo stato, non ha più convenienza a farlo. Dunque non lo farà.
Lo voglio ripetere per l’ennesima volta, l’Italia avrebbe potuto salvarsi con un taglio feroce della spesa pubblica e delle tasse. Prima di tutto abbattendo i costi della politica e i sussidi ai settori industriali improduttivi, poi con il taglio di pensioni e tagli agli stipendi pubblici. Non esiste un altro modo onesto per dirlo.
Si è scelta la via delle tasse, ed è comprensibile. Mario Monti è solo l’ultima incarnazione del sistema parassitario che sta distruggendo questo paese. Guardate le facce dei politici che lo sostengono sono sempre le stesse, hanno solo smesso di fingere di essere all’opposizione l’uno dell’altro. (E non fatevi ingannare dalla Lega, se davvero fosse all’opposizione ora sarebbe a fianco dei manifestanti anzichè a frasi le seghe in via Bellerio, troppo comode le poltroncine romane)
Dunque più tasse? Bene e noi smettiamo di lavorare. E’ questa la Rivolta di Atlante.

Funnyking
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