Default. Molti sono riusciti a superarli ed ad arricchirsi.

Giuseppe Sandro Mela

 

                In questo post il termine “default” é usato per indicare un evento economico, finanziario, politico e sociale assimilabile per sostanza al fallimento di uno Stato, indipendentemente dalla modalità con cui si sviluppi: default estero, domestico, misto, associato o meno ad iperinflazione, etc. Talora é sufficiente il fallimento di un grande istituto bancario.

                La seguente esposizione si basa sull’esame di una molteplicità di ricordi personali e testimonianze di sopravvissuti: é insomma un sommario di storia spicciola di povera gente coinvolta in un evento più grande di lei.

                Sarebbe un calvario impressionante ripercorrere miserie e brutture che si accompagnano ad eventi di tal tipo, ed il repertorio sarebbe francamente immenso. Qui ci limiteremo a ricordare come talune persone siano riuscite a superare il momento di crisi acuta senza particolari danni ed a porre le base di ricchezze anche consistenti nel periodo che ha seguito il default: taluni per sorte altri per ingegno

                § 1.1. Segni premonitori.

                Il default consegue ad una situazione debitoria che sia divenuta insostenibile. E’ l’insostenibilità che causa il default, piuttosto che il valore assoluto e relativo o la composizione del debito. Fatti imprevisti possono far crollare anche situazioni con rapporti debito/Pil relativamente bassi.

                 Nel caso Italiano, il default sarà determinato dall’insostenibilità del carico fiscale e burocratico che pende su cittadini e imprese. Carico fiscale figlio di un enorme spesa pubblica corrente ancora più che del considerevole debito pubblico accumulato.

                Ricordiamo che il rapporto debito/Pil del 36.1% nel 1965 si é rapidamente innalzato al 41.1% nel 1970, al 59.5% nel 1980, e nel 1991 ha è superato il 103.1%: numeri che indicano quanto sia radicata l’attitudine nostrana al deficit. Ad oggi in Europa circolano circa 660,000 mld di derivati, anche essi in attesa di essere onorati.

                Tuttavia appare ancor più determinante la volontà, o, meglio, la propensione al default. Questo termine, introdotto nell’uso comune da Reinhart e Rogoff (Questa volta è diverso), indica la determinazione volontaria dello Stato sovrano a cercare di risolvere la propria situazione attraverso il fallimento. In altri termini, quasi sempre il default é una delle possibili opzioni, non una scelta obbligata. Scelta che ha i suoi pro e contro. Spesso non si valuta con cura l’effetto nefasto di una prolungata recessione in confronto al danno che consegue al default.

                Si tenga sempre ben presente che di norma il default di uno Stato sovrano é quasi invariabilmente preceduto da segni di sofferenza del suo sistema creditizio: crollo dei valori azionari di banche, finanziarie ed assicurazioni, così come sofferenze nel debito di industrie e famiglie.

                In linea generale possiamo dire che nelle economie alquanto sviluppate non si é mai assistito a default per rapporti debito/Pil inferiori al 30%, né per rapporti spesa statale/Pil inferiori al 40%. Questo non significa, ovviamente, che il superamento di tali soglie sia sinonimo di default imminente o inevitabile. Un altro dato empirico da tenere presente é che quando il rapporto spesa statale/Pil supera il 40%, il prodotto interno lordo cessa di crescere a tassi sufficienti per mantenere in equilibrio il sistema, e così lo sviluppo viene meno e il rapporto Debito/Pil comincia a crescere incontrollata.

                Sono davvero pochi i default di Stati che avessero avuto una pressione fiscale inferiore al 30%.

               

                § 1.2. Segni di imminenza.

                Su queste situazioni di base, alcuni segni sono particolarmente indicativi di alta probabilità di default:

  • ·         rapido incremento nel tempo del rapporto debito/Pil (anche indipendentemente dal valore assoluto);
  • ·         bid-to-cover in rapida discesa nelle aste dei Titoli di Stato;
  • ·         rapide diminuzioni dei pressi d’asta, cui corrispondono rapidi innalzamenti della redditività dei Titoli;
  • ·         tassi di interesse a breve che superano quelli a medio-lungo termine;
  • ·         rarefazione o impedimenti al reperimento dei classici beni rifugi (valute forti, metalli preziosi).

                § 1.3. Segni di pre-default.

                Nella fase immediatamente a ridosso dell’evento, tutti si segni prima enumerati presentano un’accelerazione, cui si aggiungono tipicamente:

  • ·         turbolenze sul mercato dei cambi, spesso caratterizzate da sostanziosi spikes e/o drops;
  • ·         repentini mutamenti di governo, anche con presa del potere da parte di persone non elette;
  • ·         crolli della borsa, specie dei titoli legati alla finanza ed al credito;
  • ·         fallimenti o sostanziali ridimensionamenti di realtà produttive di medie-grandi dimensioni;
  • ·         innalzamento del numero dei disoccupati;
  • ·         repentini aumenti della pressione fiscale;
  • ·         significativa riduzione delle liquidità depositate presso gli istituti di credito;
  • ·         Intervento di organismi sovranazionali come prestatori di emergenza;
  • ·         Intervento di organismi internazionali come investitori di ultima istanza;
  • ·         Cessione di quote di sovranità in cambio di denaro fresco;
  • ·         introduzione di leggi che ostacolano e/o vietano la libera circolazione della cartamoneta.

                § 1.4 Elementi che caratterizzano il default per la gente comune.

                Ad evento conclamato, de jure o de facto, si constatano con significativa frequenza i seguenti fenomeni:

  • ·         chiusura degli sportelli bancari, per un periodo che va dai pochi giorni alle diverse settimane;
  • ·         blocco dei prelievi da sportelli o da automi;
  • ·         mancata erogazione di stipendi e pensioni per periodi fino ai sette mesi;
  • ·         rapido esaurimento delle scorte alimentari locali, con grandi difficoltà di approvvigionamento;
  • ·         razionamento e/o sospensione dell’erogazione dell’energia elettrica e del gas, talora dell’acqua;
  • ·         blocco totale o parziale del sistema dei trasporti e rapido esaurimento dei carburanti;
  • ·         rapido esaurimento delle scorte nelle farmacie e negli ospedali, con conseguente paralisi dell’attività, anche di urgenza;
  • ·         immediata apparizione del mercato nero;
  • ·         sommovimenti sociali, con scioperi, manifestazioni incontrollate, che tendono ad assumere una veste sempre più violenta;
  • ·         drammatica impennata della microcriminalità, con significativo viraggio alla violenza.

                § 2.0. Preparazione al default.

                La corretta preparazione ad affrontare un default deve essere condotta su due piani: la prima é mentale, diremo quasi psicologica, la seconda materiale.

                § 2.1. Preparazione mentale e psicologica al default.

                Dal punto di vista mentale é necessario razionalizzare che per un periodo più o meno lungo gli schemi mentali ai quali si é abituati non avranno più valore. Diventa necessario comprendere che si dovrà affrontare una rapida successione di periodi totalmente differenti tra di loro, che richiedono quindi ciascuno atteggiamenti mentali e valutazioni non solo diverse, ma anche contrastanti.

                Periodo precedente il default. In questa fase si dovrebbe fare molta attenzione a valutare i segni su elencati, leggendoli alla luce dei nuovi avvenimenti, cosa che richiede l’abbandono di ogni qualsiasi idea, più o meno preconcetta, che ci si era fatta su come avrebbe dovuto funzionare la società e l’economia. In caso contrario i segni che via via si manifestano rimangono sottostimati od anche non riconosciuti, oppure sovrastimati nella loro reale portata. Le teorie economiche che descrivevano il sistema riescono sempre meno a rappresentarlo, ed i margini di manovra si restringono con implacabile attuarsi. Il pericolo principale è costituito dal ritenere impossibili gli eventi catastrofici.

                Periodo del default. In questa fase l’unico vero e consistente problema consiste nel sopravvivere dal punto di vista più materiale e prosaico del termine. In altri termini, non trovarsi nei torbidi o, nel caso, essere organizzati per difendersi, trovare da mangiare e, se in stagione rigida, da scaldarsi: tutto il resto diventa improvvisamente trascurabile. In questa fase molto frequentemente le usuali regole del vivere civile sembrerebbero essere scomparse improvvisamente. Si faccia grande attenzione che in un periodo del genere la ricchezza é di per sé un capo d’accusa, spesso più la presunta che la vera. La difesa dalla microcriminalità può diventare l’elemento predominante.

                Periodo post-default. In questo momento si dovrà bene iniziare a ricostruire qualcosa, che necessariamente dovrà essere diverso e, si spera, più giusto, del pregresso. E’ self-evident che i vecchi canoni mentali diventeranno un ostacolo, se non fossero stati rimossi con cura.

                § 2.2. Preparazione pratica al default.

                L’elemento focale da tenere bene a mente è che cose facilmente fattibili prima di un default possono diventare impossibili durante ed addirittura dannose dopo. L’obiettivo strategico d perseguire é arrivare all’evento detenendo la massima liquidità possibile.

                In primo luogo, si valuti con cura l’intera situazione personale e familiare (non dimentichiamoci che abbiamo anche moglie, figli, nipoti e tante altre persone care): la valutazione deve essere globale.

                In secondo luogo, si identifichino con cura gli investimenti liquidi e quelli illiquidi.

                In terzo luogo, ci si premunisca di disporre di cash per un ammontare tale da garantire la sopravvivenza anche in caso di catastrofe. Il volume minimo può essere calcolato tenendo presente che, in termini medi, il blocco economico determinato dal default dura circa due anni. Si calcolino le esigenze medie mensili moltiplicate per ventiquattro: questo é l’ammontare del cash che si dovrebbe tesaurizzare, a portata di mano, nella valuta corrente. Accanto a questa scorta liquida, per intenderci ancor meglio, quella da tenersi in cassaforte, ci si associ sempre un qualcosa in valuta forte: banconote di piccolo taglio svizzere, per esempio. Non sarebbe il caso di trascurare i dollari.

                In quarto luogo, si predispongano scorte di monetato aureo. In queste situazioni il conio è ininfluente: conta il peso. Tutte le esperienze sono concordi sull’opportunità di disporre di sterline oro, perché sono universalmente conosciute e di valore relativamente basso. In linea del tutto generale, una sterlina oro consente ad una famiglia di sopravvivere una settimana: quindi un centinaio di queste sono l’entry level. La quota aurea potrebbe essere incrementata con pezzi da un’oncia, tipo il Krugerrand o il Maple Leaf, meno utili nella fase acuta, ma più facilmente trasportabili. Si tenga presente che i metalli preziosi verranno valutati a peso. la lavorazione é ininfluente.

                In quinto luogo, si alleggeriscano o, meglio, si eliminino tutte le posizioni illiquide, quali obbligazioni quotate sui mercati OTC, ovvero quelle non quotate, specie quelle bancarie. Inutile dire che i titoli di stato dovrebbero fare la stessa fine. Si selezionino con cura le azioni da mantenere in portafoglio: dovrebbero essere solo quelle di società che operano in settori strategici, quali l’energia. Le altre siano vendute, con calma, ma senza troppi scrupoli.

                In sesto luogo, si considerino le proprietà immobiliari. Queste rimangono invariabilmente bloccate sia durante sia per un lungo lasso di tempo dopo il default. In questo arco temporale inoltre il loro valore scende verticalmente ed il mercato immobiliare é quasi totalmente fermo. Gli immobili industriali o commerciali risentono meno dell’evento.

                In settimo luogo, si valuti con cura la compartecipazione in un’azienda agricola. Possibilmente la si identifichi tra quelle di piccole dimensioni, a gestione familiare, ma soprattutto collocata ben vicino alla residenza.

                In ottavo luogo, si valuti con cura la propria abitazione. Precauzioni quali le porte blindate non sono mai eccessive. La messa in opera di una o, meglio, più casseforti sarebbe utile, collocandone una in una posizione maldestramente mascherata. Una cassaforte dovrebbe essere ampia a sufficienza da contenere documenti critici, quali rogiti notarili, etc. Un sistema autonomo di riscaldamento e di generazione di acqua calda potrebbe essere di utilità futura, così come la revisione o la sostituzione degli infissi a debole tenuta. Un surgelatore di ampia capacità potrebbe essere altrettanto utile.

                § 3.0. Preparazione a ridosso del default.

                Questa fase é di preparazione a superare un’emergenza acuta.

                In primo luogo, si devono costituire scorte alimentari a lunga conservazione, facendo bene attenzione al momento dell’acquisto che la data di scadenza sia sufficientemente lunga. Da prediligere lo scatolame. I surgelati sono altamente vulnerabili da interruzione delle forniture energetiche. Non andate in cerca di raffinatezze: carne in scatola e fagioli, per esempio, pasta (molto ben sigillata, meglio se la imbusta sotto vuoto). L’olio si conserva anche un anno.

                In secondo luogo, si costituiscano scorte dei farmaci in uso e dei sintomatici utili, quali i comuni analgesici. Non trascurate anche una scorta di polivitaminici e sali minerali: sono di utilità nei periodi nei quali si profila una possibilità di malnutrizione.

                In terzo luogo, si faccia scorta dei materiali tipici delle emergenze, quali candele, accendisigari monouso, pile di ricambio per una radio portatile, fornelletto a gas con un numero adeguato di ricariche, etc. Tenere presente che durante le emergenze avviene una gran dissipazione di materiale. Fate conto di andare incontro ad un’alluvione in piena regola. Non si trascuri una scorta di saponette, dentifricio, sapone e lamine da barba, ed altri prodotti per la toelette: falliti sì, ma dignitosamente puliti.

                In quarto luogo, aggiornare il vestiario robusto, specialmente scarpe idonee a camminare a lungo anche in situazioni climatiche avverse.

                Avvertenza. Pensate bene alle Vostre abitudini: ognuno ha le sue. Molte cose che sembrano indispensabili in realtà non lo sono. Non trasformate la casa in un bazar. Chi fumasse, tenga presente che le sigarette diventeranno presto introvabili, chi non fumasse invece ricordi che possono costituire un’ottima merce di scambio spicciola.

                § 4.0. Durante il default.

                In questa fase i pericoli maggiori derivano dai moti di piazza e dall’incremento della microcriminalità, che in queste situazioni aumenta secondo il numero delle denuncia anche di trenta volte, quindi di più nei fatti, tenendo conto che in quelle occasioni molti rinunciano a sporgere denuncia. Chi avesse vissuto i fatti di violenza inferti a Genova durante la riunione dei G8 credo che comprenda al volo cosa si vuol dire. Si pensi ai recenti fatti di Londra o di Atene. (Si noti, per cortesia, che qui non è questione di dibattito politico, alieno a questo post ed a questo blog: si tratta solo di sopravvivere a degli energumeni che ti vogliono prendere a badilate sulla testa. Le badilate non hanno colore: spaccano il cranio e basta).

                In primo luogo, non dare mai nell’occhio. Non vantatevi di avere delle scorte disponibili e, tanto meno, cash.

                In secondo luogo, cercate di procurarvi il necessario in posti dove non siete conosciuti, specialmente se faceste baratti oppure usaste valuta straniera o monetato aureo. Meno sono note le Vostre disponibilità e più a lungo potrete disporne.

                In terzo luogo, tenete ben presente che dalla parte del manico ce l’ha chi dispone fisicamente della merce che è ricercata, non chi la ricerca. Ci si devono aspettare prezzi abnormi fuori dal contesto emergenziale. Lo scorso anno, durante i sommovimenti di Atene, in alcuni quartieri il pane andava oltre i sessanta euro al kilo. Non fatevi illusioni sui cambi. Se messi alle strette, è meglio “svendere” del monetato, piuttosto che soffrire la fame.

                In quarto luogo, tenete presente che pochi eventi come i moti popolari sono così favorevoli ai i regolamenti di conti, perché il disordine generalizzato genera immunità dai delitti. Non sottovalutate invidie e gelosie, che dagli accertamenti a posteriori sono la causa principale delle violenze private.

                In quinto luogo, cercate di non farvi coinvolgere nei torbidi. Fotografie o cineprese possono diventare capi di accusa difficilmente contestabili: nel caso, agite sempre con giudizio.

                In sesto luogo, in casi severi e se ce ne fosse la disponibilità, sfollare in campagna potrebbe essere l’ideale.

                Avvertenza. Questi pochi suggerimenti dovrebbero bastare a rendere l’idea: ci si comporti con buon senso.

                § 5.0 Fine default e periodo immediatamente susseguente.

                Le persone che si sono preparate con cura, e che quindi hanno potuto passare l’emergenza senza subire troppi danni, il periodo terminale e subito successivo al default potrebbe riservare qualche compensazione.

                L’elemento cardine é la disponibilità del cash o di qualcosa di facilmente transabile, che abbia conservato il valore: ogni default che si rispetti si associa di regola ad una sensibile inflazione ed al crollo dei prezzi di alcuni beni, quali, per esempio, gli immobili.

                Non abbiate nessuna fretta: nessuno Vi corre dietro. Non metteteVi a trattare merci che non conoscete a menadito. Subito dopo la guerra un tizio fece badilate di soldi vendendo zirconi come diamanti in cambio di dollari od oro. Ci sono anche i truffatori: siate furbi, ma non reputateVi mai i più furbi. Dovrete comportarVi come se foste nati e vissuti al quartiere Sanità.

                Tenete presente che quando il sistema economico si rimette in moto, molti titoli azionari di società che hanno buone chance di ripresa possono avere quotazioni ridicolmente basse. Se avete ancora liquidi sufficienti per tirare avanti dignitosamente un certo tempo, potrebbero essere investimenti scaltri.

                Nota finale.

                Il problema primo di affrontare le emergenze consiste nel non ritenerle impossibili, oppure sentirsene immuni.

                In un prossimo post tratteremo di come cercare di convivere con la recessione e la stagnazione. Molti constateranno quanto questo post sia un babà al rum.

                Letture suggerite.

                Mahububani Kishore. Nuovo emisfero asiatico. Università Bocconi Editore. 2011. (Prefazione del prof. sen. Mario Monti).

                Weitz ED. Weimar Germany. Promise and Tragedy. Princeton University Press. 2009

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